Ero pronta, il mio quaderno rosa e la mia penna da “blog” (si perché la prima stesura la scrivo a mano), per scrivere questo articolo… ma il foglio mi guardava e non riuscivo a pensare a nulla.

Desideravo e “dovevo” parlare delle donne, ma non volevo essere banale, scrivere le solite cose da 8 marzo.

Ho sempre avuto un buon rapporto con le bambine con cui giocavo da piccola, l’adolescenza è passata senza troppi traumi e danni, ma quando incominciai a lavorare “incontrai” i primi problemi con le colleghe gelose, acide, disilluse, aggressive. Solo allora cominciai a capire che le donne non sono tutte uguali e non cercano tutte connessione e sorellanza.

Mentre pensavo a tutto questo, e il foglio rimaneva bianco, l’occhio mi cadde su una statua in bronzo di Shiva danzante che ho sempre amato; cominciai a pensare a lui, al principio maschile della coscienza, della trasformazione e improvvisamente capii di cosa “dovevo” parlare: di Shakti, la potenza creativa, l’energia femminile senza la quale il mondo non può essere, perché il maschile non può esistere senza il femminile.

La mitologia Hindu é “popolata” da migliaia, si hai letto bene, di divinità, ognuna con la sua storia, la sua leggenda, spesso anche molto diverse tra loro.

Delle dee si parla nei Vedanta, molto nei Purana (testi della mitologia), ma assumono un ruolo importante, che vale la pena approfondire, nel Tantra Yoga, perché sono lette in chiave archetipica e psicologica.

Le divinità femminili, siano esse spose, amanti o guerriere, sono sempre un’emanazione di Shakti forza potente, vitale, a volte indomabile, che crea, distrugge e trasforma.

Shakti è l’energia che “attiva” le divinità maschili, ognuna delle quali ha compiti ben precisi da svolgere.

Saraswati, la sposa di Brahma, è l’energia che aiuta il creatore a manifestare il mondo attraverso il potere della conoscenza. Vishnu sostiene e protegge il mondo e lo può fare solo con l’abbondanza e il nutrimento di Lakshmi. Shiva, nella sua forma involuta, signore dello yoga, è il Dio della dissoluzione, dell’essenza di ciò che è; il suo potere deriva da Parvati e dalle dee guerriere Durga e Kali.

Le donne devono, inteso proprio come dovere, vivere pienamente Shakti: noi siamo forza potente, fatta di istinto, intuizione, creatività, sapere, amore e devozione.

Come? Ci sono molti modi per riconoscere e lavorare sull’energia femminile. Nel Tantra si usano meditazioni, visualizzazioni e mantra per esempio; ma una su tutte, la principale io credo, è la creatività.

Mi sento spesso dire “io non sono creativa” ma questo non è vero: ognuna di noi lo è, si tratta solo di individuare “dove”.

Cosa ti nutre? Cosa ti aiuta a guardarti dentro? Qual’è l’attività nella quale ti perdi?

Come scrive la dottoressa Estès nel meraviglioso libro “Donne che corrono coi lupi”, la creatività è multiforme: colori e tele, carta e penna, piante fiorite, cibo cucinato con amore, prendersi cura di un neonato, cucire una tenda… tutto rientra nella vita creativa.

Noi donne, scrive ancora la Estès, siamo timorose, prive di iniziativa, ingabbiate, addomesticate ed è necessario trovare, ri-trovare, la nostra istintualità, la capacità visionaria e il nostro sapere ancestrale.

Io aggiungo: ritroviamo e sperimentiamo la nostra Shakti, torniamo a danzare con le dee, con la grande Madre, diventiamo un canale della sua energia.

Namaste